mercoledì 27 marzo 2019

Terza Repubblica

Terza Repubblica

Introduzione

Quando pensiamo al nostro paese ci viene sempre alla mente il ricordo di un posto assolato, dal paesaggio variato e colorato, pieno di storia millenaria, dal buon gusto dei suoi paesaggi con la cucina dai buoni sapori e dalla generosità e spontaneità delle persone che ci vivono.
Queste sono solo tra le prime cose più belle delle oltre migliaio di altre caratteristiche che si possono elencare, senza incorrere in smentite clamorose e mondialmente condivise.

Quello che invece di brutto e negativo si puó citare sono altre cose tra cui le meno gravi, la confusione dei dialetti e delle forme di espressione, del modo di manifestare la propria individualità che genera caos e disomogeneità tra nord e sud, le mille istanze polemiche per ogni proposta rendendo difficile la convivenza e l’accordo sociale ecc. tutto questo lo si nota nei mille aspetti Della vita dei comuni e delle strade italiane.


Che siamo un popolo variato nelle origini culturali ed etniche é noto e di certo dovuto alla posizione geografica oltre che alla storia secolare che ci contraddistingue; che siamo allo stesso tempo fantasiosi, geniali, infaticabili e tenaci lavoratori, appassionati ma anche temperamentali, egocentrici, a volte approssimativi, emotivi e sempre chiusi in difesa a tutelare noi stessi dall'altro per paura di uscire allo scoperto e dare il meglio di noi. Certamente non si puó negare che questo non avviene sempre bensi nella maggior parte dei casi; ne sono un esempio le nostre caratteristiche tattiche di guerra come la guerra di posizione in trincea e quelle calcistico-sportive con il catenaccio, nonché nelle teorie e pratiche sociali ed economiche, cosi come urbanistiche, culturali ed artistiche. Da sempre abbiamo paura delle novitá e quando si parla di costume o ambiente preferiamo tutelarci dietro al vecchio, al tradizionale rimanendo così schiavi di schemi giá precostituiti da altri, dovendoli subire invece che rielaborarli e viverli in maniera moderna ed attuale. Mi viene da pensare all'architettura e all’urbanismo delle nostre cittá che dietro la loro meravigliosa storia costruttiva si nasconde una staticitá ed un immobilismo che si riflette nella qualitá di vita odierna. Certo godiamo di meraviglie architettoniche che tutto il mondo ci invidia ma ne siamo anche vittime dato che non siamo capaci di adattarle alle esigenze attuali di una vita moderna con le sue evoluzioni e le sue crescenti necessità. Abbiamo difficoltà ad adattare la cultura millenaria e “secolarizzata” che ci impone la nostra storia con le attuali tendenze socio economiche e culturali.


Perché ad esempio l’arte contemporanea in Italia non decolla come in altri Paesi avanzati? Ancor peggio quando questo avviene nelle cose pratiche Della vita quotidiana? Perché non si costruiscono piú vie di trasporto al passo con lo sviluppo Della nostra societá? Cosa spinge la societá rappresentata dalle frange piu estreme fino a quelle piu moderate a non costruire un treno internazionale veloce o una linea di metropolitana in piu´ o ad allargare le strade dove passiamo con un numero crescente di auto? Cosa ci condiziona nel pensare ad uno sviluppo ed una valorizzazione Della nostra cultura ed i nostri valori anche all’estero e non solo dentro le mura di casa nostra. Cosi come dover rinunciare ai nostri valori e abitudini non é sano per sostituirle con gli stessi importati da fuori in nome di una apertura culturale che stravolga le nostre radici.
Dove sono gli intellettuali di oggi nella nostra societá ovvero coloro che interpretano correttamente i cambiamenti che avvengono e li sanno anticipare, orientare ed adattare ad un evoluzione sana e coerente dei nostri costumi e Della nostra cultura? Ogni epoca ha avuto i suoi rallentamenti ed accelerazioni. Tutto sta é saperli capirli e vivere coscientemente, mai subirli passivamente perché rischia di essere vicini alla fine di una cultura e delle sue peculiaritá. Oggi quanto mai sono importanti i valori Della diversitá culturale e dello sviluppo sostenibile, Della esperienza e Della capacitá di evolvere a nuove regole virtuose di vita sociale. In tutto ció di cui ha bisogno il mondo di oggi e di domani l’italia ha un ruolo fondamentale in primis, in Europa di cui siamo culla e alveo di evoluzione e da cui deve necessariamente partire lo sviluppo, quindi nel resto mondo dove c’é una necessità di raccogliere la migliore esperienza e le regole di vita e civiltá occidentale di cui (siamo) dovremmo essere esempio illuminante. Non mi riferisco ai maneggi di politica agrícola o monetaria che si é fatta in Europa fino ad oggi e nemmeno alle logiche corporative protezionistiche ma alle politiche di sviluppo ed integrazione sociali, alle regole e ricerca di qualitá di vita che si sono perseguiti con visioni illuminate di lungo periodo a livello sopranazionale ancorché non sempre a livello locale.
Rivendico la civiltà dello spirito costituente ed integratore del dopoguerra di cui sono orgoglioso sostenitore anche e soprattutto in quanto italiano!
Sono convinto che l’Europa senza Italia non sarebbe tale e che la caduta di Roma sarebbe la caduta o lo snaturamento Della stessa Europa.


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Capitolo I
CARATTERISTICHE ITALIANE

Cosi come sono assiduo e fervente sostenitore Della preminenza italiana in ambito internazionale, cosi riconosco i suoi limiti nello sviluppo tanto nazionale che comunitario. I limiti oggi sono soprattutto politici e culturali, per vincerli e rompere questa pericolosa deriva c’é bisogno di una nuova fase storica e politica. Non parlo solo di cambiare il governo di questi anni perché sarebbe sciocco e puerile pensare di attribuire tale problema solo a Berlusconi cosi come lo era per Craxi o a suo tempo Mussolini. L’italia é riuscita ad uscire dal circolo vizioso del fascismo solo grazie o meglio a causa di una guerra che, come tutte le rivoluzioni compiute permettono un azzeramento dello status quo e grazie ad un momento di rinascita con il sacrificio collettivo mirato alla ricostruzione delle regole politiche economica e sociali di cui oggi in Italia si sente la necessita. Non é possibile una crescita se non si affronta una crisi vera e radicale come quella di un cambiamento Della base politica attuale, tale situazione si chiamerebbe a mio avviso: Terza Repubblica!

Cosi come la prima ha ceduto il passo alla seconda grazie ad un golpe giudiziario c.d. “mani pulite” dove ormai i vantaggi e i buoni valori Della Italia post guerra erano stati stravolti dagli abusi di una classe dirigente corrotta perché convinta Della propria inamovibilità, cosi la terza rimpiazzerà la seconda per i livelli di intolleranza sociale a cui si é arrivati attualmente. Tutto ció, ovvero il cambio netto, avviene sempre in occasione di déficit economici che fungono da detonante Della insoddisfazione sociale.
Sembra di vedere un film giá visto o un libro giá letto, “historia magíster vitae”, eppure nessuno é in grado di cambiare il corso Della storia se non tutti noi assieme in un movimento collettivo.
La vera domanda allora non dovrebbe essere SE succederá o QUANDO, secondo tale ipotesi reale bensi un’altra, ben piú inquietante ossia: COME o meglio con quali presupposti?
Se fosse possibile mettere assieme le migliori teste italiane oggi e scrivere una nuova carta costituente, senza negare quella attuale, della stessa lungimiranza e sapienza che si é avuta nel ’48 non sarebbe impensabile immaginare un riscatto totale e superatore di ogni possibile crisi in Italia ed Europa, tanto dal punto di vista socio-culturale che economico.

La crisi italiana oggi e giá da dopo il 2001 é soprattutto morale e culturale, quella economica é un lento degrado dovuto alle conseguenze Della prima. Sul finire Della prima Repubblica si sentivano chiaramente sulla societá i segni Della degenerazione di quel che era stata la gestione politica democristiana in principio illuminata e ampiamente condivisa la cui caratteristica migliore era, l’equilibrio che riusciva ad esprimere sia a livello di consenso sociale che di sviluppo sostenibile. 

In fase di completamento della stesura finale---